FAQs

Cos’è Million Dollar Vegan

Million Dollar Vegan è una campagna senza fini di lucro che si propone di avvicinare le persone ai benefici di un’alimentazione vegetale – per la loro salute, per l’ambiente, per la sostenibilità e per gli animali. Con il supporto di veterani, medici e di alcuni nomi assai noti, incoraggiamo i leader del mondo a farsi esempio e mostrare come passare ad una deliziosa dieta vegetale possa proteggere la salute umana e contestualmente portare benefici al pianeta e agli animali.

Come posso sostenere Million Dollar Vegan?

Puoi incoraggiare le persone che ami a provare a mangiare più cibi vegetali invitandole a registrarsi e scoprire la nostra Guida Vegan. Riceveranno anche loro le informazioni migliori e più pratiche per passare ad un’alimentazione gustosa e sana, interamente vegetale!

Puoi anche seguirci sui social media e condividere i nostri contenuti, così che sempre più persone possano capire come possiamo proteggere noi stessi, il nostro pianeta e gli animali nutrendoci semplicemente di cibi vegetali.

Da dove ha origine questo coronavirus? Dagli animali?

Si ritiene che l’origine di questo coronavirus sia un “wet market”, letteralmente un “mercato umido” di Wuhan, Cina, un mercato in cui vengono venduti animali sia vivi che morti, inclusi pesci e uccelli, e nel quale gli animali vengono macellati direttamente e su richiesta. Mercati simili aumentano il rischio che forme virali si trasmettano dagli animali agli esseri umani, perché le condizioni igieniche sono pessime, e solitamente sono molto affollati.

La specie in cui ha avuto origine l’ultima epidemia non è ancora stata identificata con certezza, ma si ritiene che la specie-ospite originaria siano stati i pipistrelli. Questi mammiferi selvatici rilasciano virus quando sono sotto stress, condizione che avviene particolarmente quando vengono cacciati o il loro habitat è distrutto.1 I pipistrelli non erano venduti al mercato di Wuhan, ma possono aver infettato animali quali polli o altri, venduti su quei banchi.2

Questo coronavirus proviene dai pangolini. Ma cosa hanno a che fare gli animali selvatici con gli allevamenti?

Non è ancora chiaro quali specie animali siano state infettate al mercato di Wuhan, ma Peter Daszak, presidente della EcoHealth Alliance, un’organizzazione che lavora sulle malattie zoonotiche, che passano cioè da animale a uomo, afferma che una quantità sempre crescente di prove scientifiche sui pangolini fa “dubitare che questa specie abbia avuto un coinvolgimento nello scoppio dell’epidemia.”1

Il Dr. Daszak ha detto che la Cina meridionale “abbonda di allevamenti misti di animali domestici e selvatici, che ospitano polli, anatre, zibetti, porcospini, maiali, ratti del bambù, tutti insieme e in condizioni che favoriscono lo sviluppo e la diffusione di zoonosi.”2

Quello che è chiaro, è che il principale rischio di zoonosi per le persone (cioè il rischio di contrarre infezioni dagli animali) derivi dall’allevare e mangiare animali. Gli allevamenti intensivi – dai quali provengono la maggior parte della carne e delle uova che consumiamo – sono squallidi e sovrappopolati, esattamente come quel mercato di Wuhan. Non c’è da sorprendersi, dunque, se in passato le infezioni virali che hanno ucciso molte persone provenissero, o proliferassero, in allevamenti intensivi.

Il Dr Michael Greger, già direttore del dipartimento di salute pubblica e zootecnia per la Humane Society degli Stati Uniti d’America, ha affermato che gli allevamenti intensivi avicoli, “sono disegnati come incubatrici di malattie”, grazie alle condizioni di oscurità, umidità e sovraffolamento.3

Sia il cibarsi di animali selvatici che l’allevare altre specie animali “addomesticate” ci hanno lasciati con una lunga scia di malattie, malessere e morte. L’epidemia influenzale del 1918 uccise 50-100 milioni di persone, ed ebbe origine dagli uccelli.4 In tempi più recenti, il virus della SARS – che si ritiene originario di un altro mercato di animali vivi5 – colpi oltre 8.000 persone al mondo e costò all’economia globale una cifra stimata in 40 miliardi di dollari.6

Poi arrivò l’influenza suina H1N1 – probabilmente originatasi dai maiali – infettò circa 60,8 milioni di persone.7

A questa seguì la MERS, un altro coronavirus mortale, che emerse da un allevamento su larga scala di cammelli in un settore a rapida industrializzazione, nel Medio Oriente.8

E poi nel 2013, l’influenza aviaria H7N9 emerse dai polli, infettando oltre 1.500 persone e uccidendo circa il 40 per cento di loro.9

E non è finita qui. Gli scienziati concordano sul fatto che circa il 75% delle malattie infettive emergenti siano di origine animale.10

Sia l’allevamento che il consumo di animali sono stati un pessimo affare per gli esseri umani per molto tempo.

Quali altre pandemie derivano dagli animali?

La nostra lunga tradizione di sfruttamento degli animali per la loro carne, latte, uova e pelli significa che vi è contestualmente una lunga tradizione di gravi malattie e morte su larga scala fra le persone: si ritiene che la tubercolosi sia derivata dalla domesticazione delle capre; la pertosse dalla domesticazione dei maiali; il tifo dalla domesticazione dei polli; la lebbra dal bufalo d’acqua; e il virus del raffreddore dai bovini o dai cavalli.1

La pandemia di influenza del 1918 infettò mezzo miliardo di persone e ne uccise fra i 50 e i 100 milioni in tutto il mondo. Ebbe origine dagli uccelli.2

In anni più recenti, il virus della SARS – che si ritiene emerso in un mercato di animali vivi – colpì oltre 8.000 persone in tutto il mondo e costò all’economia globale una cifra stimata in 40 miliardi di dollari.3

Nel 2009, l’influenza suina H1N1 – che si crede derivante dai maiali – infettò circa 60,8 milioni di persone.4

La MERS, un altro coronavirus mortale, si propagò direttamente dall’espansione di un allevamento di cammelli nel Medio Oriente.5

E nel 2013, l’influenza aviaria H7N9 emerse dai polli, infettando oltre 1.500 persone e uccidendone circa il 40 per cento.6

All’incirca i tre quarti delle malattie infettive emergenti derivano dagli animali.7

Il Dr Michael Greger, autore di “Bird Flu: A Virus of Our Own Hatching” [Influenza aviaria: un virus covato da noi stessi, n.d.t.] ha affermato: “A meno che non cambiamo radicalmente il modo in cui polli e maiali vengono allevati a scopi alimentari, è solo questione di tempo prima dell’avvento di pandemie catastrofiche.”8

State incolpando quanti mangiano carne per il coronavirus?

Non incolpiamo nessuno; ci limitiamo a fare luce sulle pratiche comuni che danneggiano l’umanità, nella speranza di poter cambiare le nostre abitudini e non dover più affrontare un’altra pandemia che avrebbe potuto essere prevenuta.

Ora che tutti noi conosciamo gli effetti devastanti che possono derivare dall’allevare, commerciare e mangiare gli animali, non è forse giunto il momento di rivedere le nostre abitudini?

La Dr.ssa Liz Specht, Direttore di Scienza & Tecnologia presso il The Good Food Institute, afferma: “Sia gli animali tradizionalmente d’allevamento che gli animali selvatici ingabbiati creano il serbatoio perfetto per l’insorgenza di patologie zoonotiche… È il momento di ammettere che noi, come civiltà, potremmo superare l’ormai datata idea dell’utilizzare gli animali per produrre carne. Cacciare e allevare animali ha assolto al suo compito per millenni nella storia dello sviluppo umano. Ma nel 2020, dobbiamo essere brutalmente onesti con noi stessi. Non possiamo continuare in questo modo. L’attuale sistema è danneggiato. È inefficiente, insicuro, insostenibile ed estremamente pericoloso.1

E mentre il coronavirus è in cima ai nostri pensieri, e cerchiamo modi di assicurare che questi virus killer non emergano ancora, dovremmo ricordare anche gli altri benefici dell’alimentazione vegetale: la riduzione del rischio di contrarre una delle molte malattie legate al consumo alimentare come E. coli, salmonella e campylobacter, che proliferano negli allevamenti, infettano la carne e uccidono le persone. Inoltre, quanti scelgono un’alimentazione vegetale hanno un minore rischio di soffrire di attacchi cardiaci, ictus, obesità e diabete di tipo 2.

Se allevare gli animali è causa di pandemie, perché i governi non rendono tale pratica illegale?

È una bella domanda. I governi sanno che il tabacco provoca il cancro e uccide 8 milioni di persone ogni anno,1 eppure le sigarette sono ancora legali. Nei soli Stati Uniti, 88.000 persone muoiono ogni anno per patologie legate al consumo di alcool,2 eppure anche l’alcool è ancora legale.

Solo perché qualcosa è legale non significa che sia benefico per te, la società, il pianeta o l’umanità.

È un problema della Cina – sono certamente loro che devono migliorare le pratiche e il benessere degli animali, non noi, giusto?

Questo coronavirus ha avuto origine in Cina, ma altre pandemie hanno avuto inizio altrove, e la prossima potrebbe emergere in qualsiasi paese al mondo. Inoltre, questi virus si diffondono rapidamente su scala globale, il che li rende un problema di tutti.

L’influenza aviaria, l’influenza suina e altre malattie infettive emergenti possono fare la loro comparsa, proliferare e fare il salto di specie ogni qual volta le condizioni siano favorevoli. La catastrofica pandemia influenzale del 1918 può aver avuto la meglio sulla popolazione umana intrappolata nelle trincee della Prima Guerra Mondiale in Francia, dove gli uomini vivevano ammassati e in condizioni igieniche spaventose, fra maiali vivi, e a poca distanza da mercati di oche, anatre e pollame.1

Il fatto che questa pandemia sia partita dalla Cina anziché da un luogo più vicino a casa nostra dovrebbe essere di poco conforto. Secondo gli esperti, uno dei massimi fattori di rischio epidemiologico è l’attuale sistema di allevamento degli animali, con il rischio più grave rappresentato dagli allevamenti intensivi – in cui viene detenuta la maggior parte degli animali allevati a scopo alimentare.

Non è sempre facile individuare esattamente il luogo preciso in cui un virus abbia avuto origine, ma sappiamo che senza l’allevamento, il commercio, il macello e il consumo di animali, saremmo più al sicuro da queste pandemie.

Le pandemie globali sono eventi estremamente rari. Gli incidenti automobilistici uccidono più persone. Non stiamo reagendo in modo eccessivo?

Le pandemie globali non devono essere eventi regolari perché devastino vite, famiglie e comunità. È sufficiente un patogeno perché sia contemporaneamente mortale e altamente infettivo perché milioni di persone perdano le loro vite.

Nel 1918, una pandemia influenzale colpì mezzo miliardo di persone e ne uccise fra i 50 e i 100 milioni in tutto il mondo. Ebbe origine dagli uccelli.1

Nel 2003, il virus della SARS – che si ritiene emerso in un mercato di animali vivi – colpì oltre 8.000 persone in tutto il mondo e costò all’economia globale una cifra stimata in 40 miliardi di dollari.2

Poi arrivò l’influenza suina H1N1 – probabilmente originatasi dai maiali – infettò circa 60,8 milioni di persone.3

La MERS, un altro coronavirus mortale, emerse direttamente da un allevamento di cammelli su larga scala in Medio Oriente.4

E nel 2013, l’influenza aviaria H7N9 emerse dai polli, infettando oltre 1.500 persone e uccidendone circa il 40 per cento.5

Tre su quattro dei patogeni emergenti che colpiscono gli esseri umani hanno origine dagli animali.6 E ora, nel pieno dell’epidemia da nuovo coronavirus (CoVid19), il mondo si trova ad affrontare la più grave crisi sanitaria da generazioni, con migliaia di persone che ogni giorno perdono la vita a seguito dell’infezione.

Ancora non sappiamo quanto grave diventerà l’attuale pandemia, ma avremmo potuto prevenirla, e dovremmo agire ora per prevenire la prossima pandemia che emergerà a seguito dell’allevamento, del commercio e del consumo di animali.

Se le malattie provengono dagli animali, è sicuro per me entrare in contatto con loro?

È sicuro convivere con i nostri animali d’affezione e da compagnia, lo ha confermato per quel che riguarda il Covid19 anche l’Istituto Superiore di Sanità. Se avete animali non convenzionali correttamente e legalmente detenuti, in particolare animali selvatici tenuti in cattività, non acquistateli più in futuro e qualora non voleste più occuparvi di quelli che avete in casa contattate le Autorità o i Centri di Recupero Fauna Selvatica e Non Convenzionale. Abbandonare qualsiasi animale, soprattutto in momenti di crisi, non è necessario né etico.

Se avete a che fare con animali d’allevamento, è sempre consigliabile indossare abbigliamento protettivo, che deve poi essere lavato regolarmente, e dovreste evitare di toccare gli animali se possibile, o lavarvi accuratamente le mani dopo ogni interazione. Quanti lavorano negli allevamenti, nei mercati animali e nei macelli, o sono coinvolti nel trasporto di animali vivi, sono maggiormente a rischio.

È bene però ricordare che gli animali non sono il nemico. Il problema sono le condizioni in cui li deteniamo e il modo in cui li sfruttiamo, catturiamo, uccidiamo e mangiamo.

Cos’è l’antibiotico-resistenza?

Gli antibiotici sono farmaci straordinari che prevengono e curano infezioni di tipo batterico. Poiché gli animali negli allevamenti vengono detenuti in condizioni di sofraffollamento e sudiciume, le malattie proliferano e vengono loro somministrate potenti dosi di antibiotici per mantenerli in vita fino al raggiungimento del peso di macellazione, che per i polli da carne può avvenire anche ad appena 56 giorni.

L’uso di antibiotici è diventato una pratica standard negli allevamenti industriali noti come CAFOs (concentrated animal feeding operations – letteralmente unità d’alimentazione animale concentrata n.d.t.). Già nel 2016, circa il 69% di tutti gli antibiotici di importanza medica negli Stati Uniti erano venduti per essere somministrati agli animali d’allevamento.1

Nel 2017, la FDA ha vietato la somministrazione degli antibiotici negli allevamenti in assenza di prescrizione veterinaria, e ha reso illegale la somministrazione di farmaci al solo scopo di far ingrassare gli animali, pratica purtroppo comune da anni negli allevamenti intensivi.2 Ma test eseguiti su migliaia di campioni di carne quasi due anni dopo l’entrata in vigore del divieto hanno dimostrato che potenti antibiotici classificati come “di vitale importanza” per la salute umana continuavano ad essere ampiamente utilizzati.3

Tutto questo è pericoloso per l’intera umanità, non solo per quanti consumano prodotti animali. Quando abusiamo degli antibiotici in questo modo, i batteri si adattano e non vengono più debellati dal farmaco, il che provoca l’insorgenza di nuove infezioni che non possono essere curate.

Come il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la dr.ssa Margaret Chan, disse nel 2016: “Si tratta di una crisi, ed è globale. I patogeni resistenti viaggiano molto bene a livello internazionale portati da persone, animali e alimenti. Possono anche trasmettersi direttamente da una persona all’altra. Con pochi prodotti sostitutivi nella pipeline della ricerca, il mondo si sta dirigendo rapidamente verso un’era post-antibiotica nella quale comuni infezioni saranno di nuovo in grado di uccidere.4

Il coronavirus ha qualcosa a che fare con l’antibiotico-resistenza?

Il COVID-19 è un virus, non un batterio, pertanto non è minimamente legato al nostro abuso di antibiotici. Tuttavia esiste un legame fra queste due minacce globali, ed è il nostro devastante sfruttamento degli animali ogni qual volta li alleviamo, commerciamo e mangiamo. Le infezioni di origine batterica, così come quelle di origine virale, possono diffondersi in tutto il mondo molto rapidamente, e possono uccidere. Senza antibiotici efficaci, anche banali infezioni potrebbero ucciderci.

E non si tratta di una minaccia futura; sta già accadendo. Ogni anno negli USA almeno 2,8 milioni di persone vengono infettate da batteri o funghi resistenti agli antibiotici, e oltre 35.000 persone ne muoiono.1 L’Italia è maglia nera in Europa per morti da antibiotico-resistenza: sono 10.000 all’anno le persone che nel nostro pianeta muoiono per questa ragione.2

Oggi è comprensibile che ci concentriamo sui virus, ma sarebbe altrettanto facile per batteri antibiotico-resistenti diffondersi rapidamente in tutto il mondo. A meno che non smettiamo di alimentare gli animali d’allevamento a suon di antibiotici, e ne limitiamo l’uso nelle persone, lo scenario è sempre più probabile. Per proteggerci, dovremmo anche dire addio agli allevamenti intensivi, ma considerando che la maggior parte degli animali è allevata intensivamente, compreso il 99% dei polli, questo significa che dovremmo anche smettere di mangiarli.

Cosa ha a che fare l’allevamento di animali con la resistenza agli antibiotici?

L’uso di antibiotici è diventato una pratica standard negli allevamenti industriali noti come CAFOs (concentrated animal feeding operations – letteralmente unità d’alimentazione animale concentrata n.d.t.). Già nel 2016, circa il 69% di tutti gli antibiotici di importanza medica negli Stati Uniti erano venduti per essere somministrati agli animali d’allevamento.1

Nel 2017, la FDA ha vietato la somministrazione degli antibiotici negli allevamenti in assenza di prescrizione veterinaria, e ha reso illegale la somministrazione di farmaci al solo scopo di far ingrassare gli animali, pratica purtroppo comune da anni negli allevamenti intensivi.2 Ma test eseguiti su migliaia di campioni di carne quasi due anni dopo l’entrata in vigore del divieto hanno dimostrato che potenti antibiotici classificati come “di vitale importanza” per la salute umana continuavano ad essere ampiamente utilizzati.3

Tutto questo è pericoloso per l’intera umanità, non solo per quanti consumano prodotti animali. Quando abusiamo degli antibiotici in questo modo, i batteri si adattano e non vengono più debellati dal farmaco, il che provoca l’insorgenza di nuove infezioni che non possono essere curate.

Come il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la dr.ssa Margaret Chan, disse nel 2016: “Si tratta di una crisi, ed è globale. I patogeni resistenti viaggiano molto bene a livello internazionale portati da persone, animali e alimenti. Possono anche trasmettersi direttamente da una persona all’altra. Con pochi prodotti sostitutivi nella pipeline della ricerca, il mondo si sta dirigendo rapidamente verso un’era post-antibiotica nella quale comuni infezioni saranno di nuovo in grado di uccidere.4

Perché parlate di antibiotici durante una pandemia virale?

La resistenza agli antibiotici e le pandemie virali globali hanno molto in comune. Entrambe emergono e vengono esacerbate perché alleviamo, sfruttiamo, catturiamo, uccidiamo e mangiamo gli animali.

I CAFOs (concentrated animal feeding operations – letteralmente unità d’alimentazione animale concentrata n.d.t.), da cui provengono la maggior parte della carne, del latte e delle uova che mangiamo, sono poco più di allevamenti di malattie. E quando sfruttiamo e maltrattiamo gli animali in questo modo, esponiamo ognuno di noi a rischi incalcolabili.

Sia le patologie batteriche che i virus possono diffondersi rapidamente in tutto il mondo e possono uccidere un vasto numero di persone. Non sappiamo ancora quanto grave potrò diventare l’attuale pandemia, ma sappiamo che ogni anno, ad esempio, nei soli Stati Uniti almeno 2,8 milioni di persone sviluppano infezioni da batteri o funghi resistenti agli antibiotici, e oltre 35.000 di esse muoiono.1 In Italia, le morti riconducibili ad antibiotico-resistenza, ogni anno, sono 10.000, circa un terzo di tutti i decessi in Europa imputabili a questa causa.2

Da tempo sappiamo che le malattie degli animali possono mutare e fare il salto di specie per infettare le persone. Si ritiene che la tubercolosi sia derivata dalla domesticazione delle capre; la pertosse dalla domesticazione dei maiali; il tifo dalla domesticazione dei polli; la lebbra dal bufalo d’acqua; e il virus del raffreddore dai bovini o dai cavalli.3

Poi arrivò la pandemia influenzale del 1918, che infettò mezzo miliardo di persone e ne uccise fra i 50 e i 100 milioni in tutto il mondo, ed ebbe origine dagli uccelli.4 Seguirono la SARS (originatasi da un mercato di animali vivi),5 l’influenza suina,6 la MERS (dallo sfruttamento dei cammelli per lavoro, carne e latte)7 e l’influenza aviaria.8

Circa i tre quarti delle malattie infettive emergenti – sia batteriche che virali – hanno origine negli animali.9 Dobbiamo imparare la lezione affinché pandemie simili non si verifichino più.

Se cambio alimentazione sarò al sicuro dal coronavirus?

Questo tipo di coronavirus non può infettare attraverso il cibo, a meno che qualcuno di infetto non vi abbia tossito o starnutito sopra o lo abbia contaminato in qualche altro modo.

L’alimentazione tuttavia gioca un importante ruolo nel combatterlo, qualora lo contraiate. Poiché la maggior parte dei decessi avviene fra persone che già sono cagionevoli di salute,1 mangiare in modo sano ci dà qualche possibilità in più.

Vi sono molteplici ragioni per cui scegliere una alimentazione vegetale sia l’opzione migliore. Questo coronavirus è solo uno dei molti patogeni associati al cibarsi di animali. Il Campylobacter (che colpisce 1,5 milioni di persone negli Stati Uniti,2 con 200 morti l’anno,3 e resta la prima infezione zoonotica gastrointestinale in Europa),4 salmonella (che provoca 35 milioni di infezioni, 26.500 ricoveri ospedalieri, e 420 morti l’anno nei soli Stati Uniti)5 e la E. coli (che causa 265.000 di malati e circa 100 morti)6 spesso contaminano cibi d’origine animale.

E se vi aggiungiamo le patologie e le morti legate ad obesità, malattie cardiocircolatorie, diabete di tipo 2 e alcuni tipi di cancro, anch’essi associati al consumo di cibi animali, è facile iniziare a vedere il peso reale delle nostre scelte alimentari.

Per la nostra stessa salute – e per la salute delle nostre comunità e dei nostri paesi – sarebbe decisamente meglio se smettessimo di nutrirci di alimenti animali.

Posso continuare a mangiare animali dopo l’epidemia?

Nonostante l’immenso rischio collegato all’allevamento e al consumo di animali, è assai improbabile che vengano promulgate leggi che pongano fine a queste pratiche, il che significa che ognuno sarà libero di scegliere la propria alimentazione. Tuttavia, quanti desiderano proteggere la propria salute e limitare i rischi per una nuova pandemia mondiale farebbero una cosa saggia a scegliere alimenti d’origine vegetale anziché animale.

Dovremmo ricordare che questo coronavirus non è un caso isolato, sappiamo dell’esistenza di malattie zoonotiche (che si trasmettono cioè dagli animali alle persone) da molto tempo. Si ritiene che la tubercolosi sia derivata dalla domesticazione delle capre; la pertosse dalla domesticazione dei maiali; il tifo dalla domesticazione dei polli; la lebbra dal bufalo d’acqua; e il virus del raffreddore dai bovini o dai cavalli.1 E più di recente, l’influenza aviaria, l’influenza suina, la mucca pazza, la SARS e la MERS, tutte hanno avuto origine dall’allevamento e dal consumo di animali. Queste malattie, sommate, hanno ucciso milioni di persone.

Certo, ognuno di noi è libero di compiere le proprie scelte alimentari, ma non avrebbe più senso se facessimo tutti delle scelte che mantengano in salute noi stessi e le nostre comunità?

Michael Greger MD, Bird Flu: A Virus of Our Own Hatching, Lantern Books,US; 1 edition (6 Dec. 2006)

Il virus può diffondersi attraverso il cibo?

Il coronavirus si trasmette attraverso le goccioline aeree infette. Quando qualcuno tossisce o starnutisce, goccioline di saliva e muco possono raggiungere la bocca, il naso o gli occhi di altre persone, e infettarle. Se qualcuno dovesse tossire o starnutire vicino al cibo che stai mangiando, o dovesse maneggiarlo con mani infette, è certo possibile una trasmissione, benché il virus in sé non sarà nel cibo che mangi.

Il consiglio di Harvard Health su come possiamo rafforzare il nostro sistema immunitario così da avere maggiori possibilità di sconfiggere l’infezione, include:

  • Non fumare
  • Seguire un’alimentazione ricca di frutta e verdura
  • Fare esercizio regolare
  • Mantenere un peso corporeo sano1

Gli immunologi dei Dipartimenti di Medicina Genomica e Immunologia all’Università di Medicina di Varsavia hanno affermato che esiste un modo per non indebolire i nostri sistemi immunitari durante questa pandemia, ed è passare ad un’alimentazione vegetale.2

Gli alimenti vegani possono rafforzare il mio sistema immunitario?

Il Physicians Committee for Responsible Medicine afferma che il sistema immunitario dipende dai globuli bianchi che producono anticorpi per combattere batteri, virus e altri “invasori”. È stato dimostrato che i vegetariani hanno globuli bianchi più efficaci se paragonati a quelli dei non-vegetariani, per via della loro maggiore assunzione di vitamine e minore assunzione di grassi.1

È stato condotto uno studio per determinare gli effetti del consumo di verdure colorate sul sistema immunitario. Per le prime due settimane, i soggetti non hanno consumato praticamente frutta o verdura. Poi, hanno assunto un bicchiere e mezzo di succo di pomodoro al giorno per due settimane, seguito da due settimane di succo di carota, e poi due settimane di polvere di spinaci. Dopo due settimane appena di dieta povera di frutta e verdura, la capacità immunitaria precipitò. Tuttavia, anche solo un bicchiere e mezzo di succo di pomodoro al giorno ha riportato i soggetti in salute.2

Il Dr Michael Greger, autore di “Bird Flu: A Virus of our Own Hatching” scrive: “Quanti consumano più frutta e verdura mostrano un rischio inferiore di sviluppare infezioni del tratto respiratorio superiore, come un comune raffreddore.”3

I ricercatori hanno anche analizzato infezioni respiratorie più gravi, come l’influenza. Studiando la correlazione fra diversi fattori di rischio e ospedalizzazioni legate all’influenza negli Stati Uniti, hanno rilevato che un aumento del 5 per cento dell’incidenza di obesità era associato con un aumento del 6 per cento del tasso di ospedalizzazione. L’inattività fisica ha dimostrato conseguenze ancora peggiori, risultando in un aumento del 7% del tasso di ospedalizzazione. Un basso consumo di frutta e verdura, però, ha mostrato i risultati peggiori, aumentando il tasso di ospedalizzazione da complicanze legate all’influenza dell’8%.4

Harvard Health è dello stesso avviso, e sostiene che per aiutare il nostro sistema immunitario dovremmo seguire una dieta ricca di frutta e verdura, e mantenere un peso corporeo sano.5 Eppure, nonostante questo, l’Americano medio continua a non consumare abbastanza frutta e verdura.6 In Italia, solo una persona su 10 assume la quantità di frutta e verdura raccomandata dalle linee guida di una corretta alimentazione.7 Scegliere pasti vegetali anziché animali consente di aumentare l’assunzione di vitamine e minerali essenziali che favoriscono la nostra salute. Inoltre, aiuta a controllare il peso corporeo, aspetto da non sottovalutare considerando che l’obesità aumenta il rischio di influenza e altre infezioni quali la polmonite.8

Le diete vegetali sono efficaci per perdere peso perché sono ricche di fibre, che aumentano il senso di sazietà senza incidere sulle calorie. Le fibre riducono anche il BMI, migliorando così le difese immunitarie.9 Alcune ricerche dimostrano che i vegani sono anche più magri dei vegetariani, che a loro volta tendono ad essere più magri di quanti consumano carne.10

Perché non va bene mangiare carne da fattorie locali e a prato?

Sebbene gli allevamenti intensivi siano noti incubatori di malattie, qualsiasi tipo di animale allevato può sviluppare e trasmettere malattie agli esseri umani.

Gli animali allevati all’esterno sono in realtà ancora più esposti a patogeni, ad esempio da uccelli acquatici tipo anatre, cigni e oche, che potrebbero non avere né mostrare alcun sintomo di malattia.1 Quando questi virus entrano in contatto con gli animali allevati – e i polli “ruspanti” vengono spesso tenuti a gruppi di migliaia e ammassati in capannoni sovraffollati ogni sera – le malattie possono davvero prendere il sopravvento.

Gli allevatori di animali “ruspanti” devono seguire una routine di biosicurezza quotidiana molto severa e variegata per minimizzare i rischi, ma anche così non li si può eliminare del tutto. Il modo più efficace per porre fine al rischio di zoonosi, di malattie cioè trasmesse dagli animali alle persone, è smettere del tutto di allevarli e mangiarli.

Ho mangiato carne per tutta la vita e non ho né l’influenza né il coronavirus, perché dovrebbe importarmi qualcosa?

È fantastico sapere che tu sia in forma e in salute, e speriamo che possa continuare a lungo. Tuttavia, ogni allevamento animale ha il potenziale di incubare malattie, e molte persone sono portatrici di coronavirus senza mai mostrarne i sintomi. Come te, si sentono in gran forma, ma se ne vanno in giro infettando inconsapevolmente quanti non sono così resistenti.

Dovremmo preoccuparci degli altri così come ci preoccupiamo di noi stessi. Dovremmo pensare agli anziani e a quanti hanno una salute cagionevole o un sistema immunitario compromesso. Quando compriamo alimenti animali, diamo il nostro sostegno ad un’industria che ha ripetutamente creato malattie che uccidono le persone – dal coronavirus all’influenza aviaria al campylobacter alla mucca pazza.

Scegliendo cibi vegetali, possiamo migliorare la nostra salute e il nostro benessere, riducendo altresì il rischio che persone più fragili di noi possano morire per una zoonosi.

Anche se noi diventassimo vegani, la Cina non lo diventerà ed è da lì che provengono i virus, quindi a che serve?

In realtà sono gli Stati Uniti i maggiori consumatori di carne, con un consumo medio pro capite di circa 100 kg l’anno. Il consumo pro capite in Cina è meno della metà.1 Tuttavia, poiché la Cina è il paese più popoloso al mondo, il quantitativo totale di carne consumata è ovviamente assai maggiore.

Nel 2016, l’associazione nazionale di nutrizione sostenuta dal governo cinese raccomandò di dimezzare il consumo di carne per sostenere la salute della nazione.2 E un numero sempre maggiore di esperti è convinto che il consumo di carne abbia raggiunto ormai il picco in Cina.3

Se è vero che il coronavirus denominato COVID-19 ha avuto origine in Cina, è altrettanto vero che altre malattie hanno preso piede e si sono diffuse a partire da allevamenti animali in altre parti del pianeta. Il virus di oggi sarà anche asiatico, ma l’epidemia di domani potrebbe avere inizio ben più vicino a casa nostra, ed è il nostro attuale sistema di allevamento degli animali ad essere uno dei principali fattori di rischio epidemiologico.

Potremmo tutti infischiarcene e non fare assolutamente nulla per collaborare a ridurre il rischio di malattie zoonotiche, e vedere cosa accade, ma non sarebbe forse meglio se ognuno di noi facesse qualcosa?

Quali prodotti/medicinali/vaccini posso usare da vegano?

Purtroppo, tutti i medicinali sono stati testati sugli animali. È un requisito richiesto dalla legge, benché oggigiorno vi siano ormai modi più efficaci, economici e rapidi per testare i farmaci.

Senza contare che alcuni principi attivi sono racchiusi in capsule di gelatina oppure contengono il lattosio nella compressa.

E mentre non vi è nulla che possiamo fare per il processo di test dei farmaci, possiamo però ottenere i medicinali necessari in una formula adatta ai vegani, pertanto vale la pena parlare col tuo medico per individuarli.

In linea di massima, però, se hai bisogno di un farmaco, prendilo.

Dovremmo concentrarci sui vaccini e non sul veganismo, giusto?

Un vaccino potrebbe aiutarci a porre fine alla trasmissione su larga scala del COVID-19; porre fine al consumo di alimenti animali, invece, ci assicura che nessuna pandemia analoga si verifichi di nuovo. Per questo dobbiamo concentrarci su entrambi gli aspetti.

Non siete un’organizzazione medica ed è irresponsabile che diate consigli durante una crisi che riguarda la salute pubblica.

Non siamo medici, e non diamo consigli terapeutici. Se dovessi avere qualsiasi dubbio in merito alla tua salute e al tuo benessere, ti consigliamo di rivolgerti al tuo medico o autorità sanitarie di fiducia.

Tuttavia, il legame fra lo sfruttamento animale e le pandemie globali è tanto ben documentato quanto poco conosciuto. Speriamo di essere capaci di condividere questa informazione vitale nota a medici, ricercatori e altri esperti, e di incoraggiare le persone in tutto il mondo a compiere azioni che impediscano ad una malattia analoga di diffondersi in futuro.

Perché non vi preoccupate più delle persone che muoiono che degli animali che sono addirittura immuni?

I nostri cuori sono vicini alle persone che hanno perso la propria vita per complicanze legate al COVID-19 e per quanti hanno perso i propri cari. È devastante, e siamo tutti coinvolti.

Non vogliamo vedere una cosa simile succedere di nuovo, ma non vi è modo di impedirlo a meno che ognuno di noi non faccia importanti cambiamenti nella propria alimentazione.

La storia è costellata di casi simili, di virus e altri patogeni provenienti dal nostro allevare e cibarci di animali. Si ritiene che la tubercolosi sia derivata dalla domesticazione delle capre; la pertosse dalla domesticazione dei maiali; il tifo dalla domesticazione dei polli; la lebbra dal bufalo d’acqua; e il virus del raffreddore dai bovini o dai cavalli.1 Più di recente, ci sono state l’influenza aviaria, la suina, la SARS, la MERS, oltre a malattie portate dal cibo come la mucca pazza, il campylobacter, la Escherichia coli e la salmonella. Prese tutte insieme, queste malattie hanno ucciso centinaia di milioni di persone.

Non condanniamoci perché stiamo ripetendo gli stessi errori più e più volte. Possiamo imparare, possiamo cambiare, e possiamo proteggere noi stessi e le persone che amiamo.

1 Michael Greger MD, Bird Flu: A Virus of Our Own Hatching, Lantern Books,US; 1 edition (6 Dec. 2006)

Promuovere il veganismo durante una pandemia è insensibile nei confronti di quanti sono stati colpiti dalla malattia. Dovremmo concentrarci al 100% sull’aumento dei posti letto in terapia intensiva e sul distanziamento sociale, senza essere distratti da questioni vegane.

A meno che non siamo impegnati nei servizi essenziali e in prima linea nell’emergenza, ognuno di noi può contribuire a fermare a diffusione del COVID-19 praticando il distanziamento sociale, lavandoci le mani regolarmente, isolandoci il più possibile e sostenendo le nostre comunità al meglio delle nostre possibilità.

E mentre lo facciamo, possiamo anche informarci e porre qualche domanda spinosa. Come è successo tutto questo? Perché è successo? E come facciamo per evitare che accada ancora?

Sembra che non abbiamo ancora imparato la lezione dalla nostra storia. Ci sono stati innumerevoli avvertimenti e casi analoghi che indicano chiaramente che l’allevamento, lo sfruttamento e il consumo di animali è estremamente rischioso.

Si ritiene che la tubercolosi sia derivata dalla domesticazione delle capre; la pertosse dalla domesticazione dei maiali; il tifo dalla domesticazione dei polli; la lebbra dal bufalo d’acqua; e il virus del raffreddore dai bovini o dai cavalli.1 Più di recente, ci sono state l’influenza aviaria, la suina, la SARS, la MERS, oltre a malattie portate dal cibo come la mucca pazza, il campylobacter, la Escherichia coli e la salmonella. Prese tutte insieme, queste malattie hanno ucciso centinaia di milioni di persone.

Non vogliamo certo apparire insensibili. Desideriamo solo informare le persone e dar loro gli strumenti perché possano compiere cambiamenti a vantaggio dell’umanità intera, oltre che della loro salute e di quella delle loro famiglie.

70 Michael Greger MD, Bird Flu: A Virus of Our Own Hatching, Lantern Books,US; 1 edition (6 Dec. 2006)

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